Il termine italiano "bullismo" è la traduzione letterale della parola inglese "bullying", termine ormai comunemente usato nella letteratura internazionale per indicare il fenomeno delle prepotenze ripetute nel tempo all'interno di un gruppo di pari.

Parliamo di "bullismo" quando tali manifestazioni sono di natura intenzionale (sia che di tipo verbale, psicologico o fisico) , non sono occasionali bensì ripetute nel tempo e siano dirette sempre verso gli stessi soggetti o soggetti dello stesso tipo. Parliamo infine di bullismo quando tra i protagonisti esiste uno squilibrio di forze tale per cui chi è oggetto di prevaricazioni è più debole e non è in grado di difendersi da solo.
Il bullismo è una dinamica di gruppo, non è un problema portato da un ragazzo o una ragazza difficili da contenere e neppure la difficoltà di una persona debole che "non sa farsi rispettare".

Il riferimento al gruppo è importante per almeno due buoni motivi:

  1. chi agisce o riceve prepotenze può essere un singolo ma più spesso è un gruppo di persone, ma soprattutto
  2. queste dinamiche si affermano all'interno di un gruppo che comprende, oltre ai bulli e alle vittime, anche un buon numero di persone che apparentemente non sono direttamente coinvolte ma sanno quello che sta succedendo e possono prendere posizione.

Il fenomeno è più frequente nei contesti dove i bambini o i ragazzi stanno insieme senza scegliersi, come in una classe, su un mezzo di trasporto casa-scuola o in altre situazioni simili. In casi come questi i ragazzi non sono ancora un gruppo, possono diventarlo.

Non è un caso se il bullismo è presente soprattutto nei gruppi di nuova formazione, ad esempio al primo anno delle secondarie di primo grado più che al terzo, e al primo anno di "scuola superiore" più che negli anni successivi, quando cioè i ragazzi non hanno ancora trovato un modo per stare insieme, si stanno sperimentando. Possono farlo attraverso dei rapporti di forza o di collaborazione. L'esito dipende molto dall'ambiente in cui vivono, dall'impronta che gli adulti danno allo stare insieme.

Le maggiori potenzialità sono nelle mani degli insegnanti. Solo loro vedono il gruppo tutto insieme e trasmettono al gruppo dei messaggi, anche involontari, su come si sta insieme. Impiegare un po' di tempo per curare i rapporti tra i ragazzi, soprattutto nelle prime classi, non dovrebbe essere considerato una perdita di tempo ma un investimento. Una classe dove si sta bene, dove nessuno ha paura, dove i conflitti vengono affrontati, è anche una classe dove è più facile insegnare e imparare.